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parchi e riserve

 

La Basilicata (o Lucania) è una regione dell'Italia meridionale ed ha come capoluogo Potenza. Confina a nord e ad est con la Puglia, ad ovest con la Campania, a sud con la Calabria ed è bagnata dal mar Tirreno a sud-ovest e dal mar Ionio a sud-est.

Etimologia (origine del nome): La regione storica della Lucania
Lucania è l'antico nome di una regione geo-etnica che indicava il territorio occupato dalle genti osco-italiche che erano andate a costituire l’ethnos dei Lucani, appunto, e che si addensavano in un territorio che comprendeva tutta l'odierna Basilicata e parte della zona est dell'odierna Campania. Il toponimo Basilicata compare nel XIII secolo. Proviene dal greco Basilikos, termine con cui venivano chiamati i Governanti bizantini della Regione. Basilikos in greco vuol dire "funzionario del re" e deriva da un'altra parola greca: Basileus (Re). Un'altra ipotesi, meno accreditata, è che l'origine del nome sia legata a quello dell'Imperatore Bizantino Basilio II di Bisanzio. Durante il periodo fascista la regione riprese il nome Lucania, ma con la nascita della Repubblica tornò a chiamarsi Basilicata..

Geografia: Il territorio della Basilicata è prevalentemente montuoso (46,8%).
I massicci del Pollino, cuore dell'omonimo Parco nazionale, (Serra Dolcedorme - 2.267 m, monte Pollino (2.248 m), ecc.) e del Sirino (Monte Papa - 2.005 m), il Monte Alpi (1.900 m), il Monte Raparo (1.764 m) ed il complesso montuoso della Maddalena (Monte Volturino - 1836 m) costituiscono i maggiori rilievi dell'Appennino lucano. Nell'area nord-occidentale della regione è presente un vulcano spento, il monte Vulture. Le colline costituiscono il 45,13% del territorio e sono di tipo argilloso, soggette a fenomeni di erosione che danno luogo a frane e smottamenti. Le pianure occupano solo l'8% del territorio. La più estesa è la piana di Metaponto che occupa la parte meridionale della regione, lungo la costa ionica. I fiumi lucani sono a carattere torrentizio e sono il Bradano, il Basento, l'Agri, il Sinni e il Cavone. Tra i laghi, quelli di Monticchio hanno origini vulcaniche, mentre quelli di Pietra del Pertusillo, di San Giuliano e del Monte Cotugno sono stati costruiti artificialmente per usi potabili ed irrigui. Artificiale è anche il lago Camastra le cui acque vengono potabilizzate.
Aree naturali protette
Le aree naturali protette della Basilicata occupano circa il 30% dell'intera superficie regionale con un parco nazionale (Pollino), due parchi regionali e sei riserve naturali regionali.
parco pollino Tra i parchi ricordiamo: il Parco nazionale del Pollino, il Parco nazionale della Val d'Agri, il Parco regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane e il Parco regionale della Murgia Materana. Il Parco nazionale del Pollino, posto a cavallo tra Basilicata e Calabria, nelle provincie di Cosenza, Matera e Potenza, con oltre 182.000 ettari di terreno, è il parco naturale più grande d'Italia e prende il suo nome dal Massiccio del Pollino. Venne istituito nel 1993. La fauna è varia, e comprende specie ormai estinte in altre zone montuose. Sono presenti l'aquila reale, il picchio nero, il gracchio corallino, il nibbio reale, il gufo reale, il falco pellegrino, il lupo appenninico, il capriolo autoctono di Orsomarso e la Lontra. Di recente è stato reintrodotto il Cervo. Consigliato a chi ama il trekking e l'escursionismo in generale, è però anche meta, oltre che per gli amanti dell'alpinismo, degli appassionati del torrentismo, del rafting, dello sci di fondo, della speleologia e della mountain bike. Sul versante della provincia di Potenza vi sono le celebri Dolomiti lucane, montagne costituite da rocce di arenaria, modellate profondamente dagli agenti atmosferici, le cui cime sono caratterizzate da alte guglie, con forme che hanno suggerito nomi fantasiosi. In Basilicata sono inoltre presenti siti di interesse comunitario (SIC), località di rilevante interesse ambientale in ambito CEE riferiti alla regione biogeografica mediterranea (ad esempio: Gravine di Matera o Acquafredda di Maratea).

Storia: Un viaggio senza dubbio affascinante è quello attraverso il passato storico-artistico della Basilicata. Qui più che altrove, la storia spiega l'arte e l'arte racconta la storia della regione. Contesa tra Oriente e Occidente, ha vissuto alti momenti artistici fin dalla comparsa dell'uomo sul suo territorio. Devastazioni o ruberie, frane, terremoti o l'oblio sono i tributi che il patrimonio artistico lucano ha pagato alla storia e che non consentono un'analisi organica. Terra antichissima, la Basilicata fu abitata già in epoca preistorica; al Paleolitico risalgono gli insediamenti di Venosa e della Valle del Bradano, mentre nel Neolitico sorsero i villaggi agricoli organizzati nel Materano e nel Melfese. Dall'Eneolitico all'Età del Bronzo la regione divenne importante centro di collegamento tra le popolazioni dello Ionio e del Tirreno, dando vita a importanti insediamenti. Nell'Età del Ferro cominciano a popolarsi le zone interne. In queste fasi molte genti di cultura indoeuropea erano arrivate in Lucania, tra queste i Liky provenienti dalle coste illiriche. Nel VIII secolo a.C. coloni greci approdarono sulle rive lucane dello Ionio, dando vita a quella fiorente civiltà che passerà alla storia come Magna Grecia. Metaponto, Siris, Heraclea sono i nuclei più importanti. Il 280 a.C. vede la fine storica della civiltà della Magna Grecia. Tra il IV e III secolo a.C., i Romani in continua espansione si spingono in Lucania e nel II secolo a.C. la Lucania è sotto il dominio di Roma. Con la decadenza dell'Impero Romano d'Occidente la regione torna nel più profondo isolamento che ne distrugge la già povera economia. Tra il VI e il IX secolo i Longobardi annettono la Lucania al Ducato di Benevento, escludendo i possedimenti bizantini del Materano. I Bizantini, giunti in Lucania per sfuggire alle persecuzioni della religione iconoclasta in Oriente, diedero vita al fenomeno delle chiese rupestri che sulla Murgia di Matera trovarono la loro massima espressione. Poi nuovi impulsi culturali si sono avuti grazie al diffondersi del monachesimo greco-orientale fin dal VII sec. e nel corso di tutto il Medioevo, periodo in cui arrivano in Lucania monaci che seguono la regola di S. Basilio. In fuga dalle persecuzioni Iconoclaste e dal dilagare delle popolazioni arabe, animati dal bisogno di vita contemplativa, costruiscono numerosi eremi, laure e cenobi soprattutto sulla Murgia di Matera e all'interno della stessa città. L'architettura scolpita in negativo e la pittura parietale a fresco influiscono non poco sulle vicende artistiche del Materano, in cui vi è la più alta concentrazione di chiese rupestri (155 a oggi accertate), del Pollino, della valle dell'Agri e del Sinni, dove ancora rimangono i ruderi affrescati del monastero di S. Angelo al monte Raparo fondato da S. Vitale. Intanto i Saraceni con le loro incursioni costringevano le popolazioni lucane ad arroccarsi sulle montagne e sulle colline. Tra l'VIII e il IX secolo Matera viene annessa al Ducato di Benevento mentre il resto della regione passa sotto il dominio bizantino. Con il Medioevo normanno-svevo si hanno imponenti opere di fortificazione soprattutto in Basilicata. Conti e baroni ampliano fortilizi longobardi e bizantini preesistenti o edificano nuove roccaforti e castelli: fondamentali sono quelli federiciani di Melfi, Lagopesole e Palazzo S. Gervasio.
I Normanni conquistano la Lucania facendone, tra I'XI e il XII secolo, il centro della vita politica italiana. Melfi nel 1059 è capitale del Regno normanno. Finito il dominio normanno, Svevi e Angioini si contendono la Lucania e l'Italia meridionale. Ascrivibili al romanico, con influssi di diverse regioni italiane nonché di gotico cluniacense, sono: l'abbazia della SS. Trinità di Venosa, la Cattedrale di Acerenza, il campanile della Cattedrale di Melfi, S. Maria di Anglona, la Cattedrale di Matera e quella di Rapolla, il santuario di S. Maria di Pierno, l'abbazia di S. Michele Arcangelo a Montescaglioso, S. Michele a Potenza, la chiesetta di S. Maria delle Grazie in Capodigiano a Muro Lucano, S. Giovanni Battista e S. Domenico a Matera e il Duomo di Atella. Appartengono all'Età angioina gli affreschi della Trinità di Venosa e delle chiese rupestri di S. Maria della Valle a Matera, di S. Antuono a Oppido Lucano, di S. Lucia a Rapolla e di S. Margherita a Melfi. Alla crisi del Regno di Napoli fa riscontro solo un'alta pressione fiscale e il territorio è frazionato in piccoli stati nelle mani di feudatari che edificano castelli e ne riadattano di preesistenti: imponenti quelli di Melfi, Miglionico, Valsinni, Episcopia. Con gli Aragonesi si ha un'ulteriore fortificazione che riguarda le coste del Tirreno e dello Ionio. Di epoca aragonese sono i castelli di Venosa, Matera e Bernalda. È nella Cattedrale di Matera che si affermano il 1500 e l'eco rinascimentale adriatica. Importanti accenni al Rinascimento sono nell'abbazia di S. Michele Arcangelo a Montescaglioso o nei pilastri affrescati di S. Donato a Ripacandida. Nel 1663 Matera è capitale della Provincia Lucana del Regno di Napoli. Iniziano sanguinose ribellioni dei contadini contro i baroni che sfruttano le terre costringendo alla fame il popolo. Nel 1707 l'esercito austrosabaudo occupa la Lucania che, con i trattati di Utrecht e Rastadt, passa a Carlo VI di Austria. Con la pace di Aquisgrana il potere ritorna ai Borboni. Nel 1799 una ribellione di contadini viene repressa con delle esecuzioni di massa. Poi il potere passa ai Francesi che dopo breve tempo sono costretti a cederlo nuovamente ai Borboni. Parte della borghesia lucana aderisce ai “Moti carbonari”. Tra il 1861 e il 1868 tutta la regione è interessata al fenomeno del brigantaggio, ribellione al potere generata dalla estrema indigenza in cui tutto il popolo versava, che trova la sua dimora ideale nei folti boschi del monte Vulture. È del 1902 la prima riunione dei Socialisti lucani a Potenza, evento che dà inizio al XX secolo. La povertà ha raggiunto livelli inaccettabili, comincia il fenomeno dell'emigrazione, che nel 1913 tocca la sua punta massima. Nel 1943 Matera è la prima provincia del meridione a ribellarsi all'occupazione nazifascista. Finita la guerra diventa necessario affrontare il problema dei Sassi di Matera, che a causa del sovrappopolamento erano divenuti malsani. Nel 1952 una legge dello Stato decreta lo sfollamento dei rioni Sassi. Nello stesso periodo inizia la Riforma Fondiaria che trasforma il volto della regione, mentre l'emigrazione purtroppo danneggia i comuni della Basilicata poiché provoca un progressivo impoverimento demografico. Nel 1980 il terremoto dell'lrpinia crea seri problemi in tutta la parte settentrionale della regione e alla stessa città capoluogo di Potenza. Nel 1984 a Potenza viene istituita l'Università della Basilicata, che qualche anno dopo apre un distaccamento a Matera. Nel 1986 lo Stato finanzia con una legge il risanamento dei Sassi di Matera, che tra mille difficoltà è tuttora in pieno svolgimento. Agli inizi del 1994 l'UNESCO dichiara i Sassi di Matera “patrimonio dell'umanità da tramandare alle generazioni future” e li annovera tra i territori sotto la sua tutela. La FIAT insedia un enorme stabilimento nella zona industriale di S. Nicola di Melfi. Sempre nello stesso anno viene istituito il Parco Nazionale del Pollino.

SITI UNESCO
sassi matera I Sassi e il parco delle Chiese rupestri di Matera (1993)

Castelli della Basilicata:

castello avigliano Avigliano-Lagopesole:
Se il castello di Melfi è il più noto, Castel Lagopesole è il più bello, magico e misterioso ove aleggia ancora lo spirito del grande Federico II. È l'ultimo dei castelli edificati dall'Imperatore svevo, fra il 1242 e il 1250, quando morì. Andando da Potenza verso il Vulture appare e scompare alla vista alto e solitario su di una radura, splendido se illuminato dal sole. La sua pianta rettangolare lo allontana però dall'esagono, figura classica adottata nel periodo di Federico II.
castello melfi Melfi:
Il castello di Melfi è tra i più importanti e noti castelli medievali del sud Italia. La sua fondazione, almeno dagli elementi ancora visibili, risale al periodo normanno (fine XI secolo) e ha subito notevoli modifiche nel corso del tempo, soprattutto in epoca angioina e aragonese. L'intervento angioino è caratterizzato dalla cortina esterna con torri quadrate e poligonali, opera di Riccardo da Foggia. Il suo collocamento era indispensabile per difendersi dagli attacchi esterni e come rifugio per gli alleati. Tra il 1059 e 1101, il castello fu la sede di cinque concili papali di cui il terzo, proclamato da papa Urbano II nel 1089, previde la bandita della Prima Crociata in Terra Santa. Oggi vi ha sede il Museo nazionale del Melfese.
castello moliterno Moliterno:
Oltre ai notevoli resti del castello, molto vivace appare il centro antico che lo circonda. Il mastio all'interno delle mura è di epoca tardo longobarda; le due torri forse sono successive.
castello venosa Venosa:
Molto imponente e in ottimo stato il castello aragonese che introduce alla cittadina, a guardia di una piazza di interessante impianto urbanistico. Fu eretto nel 1470 da Pirro del Balzo che conservò i caratteri difensivi del periodo angioino. Ricorda molto Castelnuovo (o Maschio angioino) di Napoli. Nelle torri erano sistemate le prigioni di cui ci restano iscrizioni alle pareti. Circondato da un profondo fossato, ha anche un lungo ponte di accesso.
castello bernalda Bernalda:
Il castello del 1470 appare un po' tozzo ma tipico di quell'epoca. A erigerlo fu Bernardino de Bernardo - fondatore del paese - segretario della corte aragonese che con il castello fortificato dette il via alla costruzione di Bernalda che da lui prese il nome. Alcune fonti, comunque, dicono che il castello esisteva già con i Normanni; in più la base tronco-conica di una delle torri cilindriche induce a pensare che la costruzione sia invece angioina. In ogni caso esistono rimaneggiamenti e stratificazioni.
castello di matera Matera:
Verso i primi del 1500 fu costruito il castello Tramontano dal nome del feudatario a cui la città era stata data da Ferdinando II. L'edificio domina la valle del fiume Bradano e presenta due torri cilindriche intervallate da un enorme torrione circolare. La forma è abbastanza rara all'epoca e ciò dipende dal fatto che il feudatario imitò il Maschio angioino di Napoli ma non fece in tempo a finirlo poiché fu ucciso, probabilmente perché, proprietario della salina di Manfredonia e di un deposito cerealicolo a Barletta, dava ombra ai ricchi locali. Il curioso è che intorno al castello incompiuto oggi si stendono i nuovi rioni residenziali.
castello Miglionico Miglionico:
Il paese appare definito dalla gran mole del castello. Detto del “Malconsiglio”, vi congiurarono i baroni contro il re di Napoli Ferdinando I d'Aragona nel 1481. Fu anche feudo di Ettore Fieramosca. Fu costruito dai Normanni nell'XI secolo e si scorge il loro stile nelle torri quadrate laterali; le torri cilindriche sono più tarde. All'interno appare rimaneggiato e diviso ma il fascino di questo castello possente, stabile e minaccioso, resta immutato.
castello valsinni Valsinni:
Concludiamo con il più dolce e il più poetico dei castelli. Lo si vede da ogni lato e da molti chilometri di distanza. Oggi appare di aspetto aragonese e la sua proprietaria più illustre è stata la poetessa Isabella Morra di Valsinni (1520-1545). Ma si sa che esisteva già in epoca medievale.

Località turistiche:

craco citta fantasma Craco – La città fantasma:
E' un comune della provincia di Matera che nel 1963 fu travolto da una frana che costrinse tutti i suoi abitanti ad evacuare. Ad onta di questo esodo forzato, Craco è rimasta intatta, trasformandosi in una specie di paese fantasma, caso raro se non unico nel suo genere. E' affascinante percorrerne le vie deserte e passeggiare tra le sue case abbandonate.
maratea Maratea (Bandiera Blu 2008):
E' un comune in provincia di Potenza e per la bellezza dei suoi paesaggi è stata soprannominata la perla del Tirreno. Maratea è l'unico comune della Basilicata ad affacciarsi sul Mar Tirreno e rappresenta una delle principali mete turistiche della regione.
metaponto Metaponto:
L'antica città greca si trova in provincia di Matera ed è una fiorente stazione balneare che nei quattro mesi estivi, da giugno a settembre, raggiunge complessivamente le trecentomila presenze. La lunga spiaggia è disseminata di lidi che attraggono turismo sia diurno che serale.
pisticci Pisticci:
E' un comune in provincia di Matera noto soprattutto per il turismo balneare, archeologico e agricolo. Numerosissime sono le attività e le botteghe artigianali, tra cui rinomata la produzione di manufatti della pregiata argilla locale, bianca con incisioni bluastre.
policoro Policoro - L'antica Heraclea:
E' un comune in provincia di Matera in fase di forte sviluppo per quanto riguarda il turismo balneare e noto per il turismo archeologico (area archeologica di HERAKLEIA).
tursi Tursi:
E' un comune della provincia di Matera particolarmente interessante per le sue numerose chiese ed edifici religiosi di rilievo. In particolare, due sono da segnalare per il loro fascino: i monumenti nazionali del Santuario di Santa Maria Regina di Anglona (XI-XII secolo) e dell'ex convento francescano (1441).
Venosa:
E' un comune in provincia di Potenza nell'area del Vulture ed è uno dei 37 comuni menzionati dall'associazione "I borghi più belli d'Italia". A Venosa nacque il famoso poeta latino Orazio nel 65 a. C. Nei pressi di Venosa si trova una delle più note stazioni preistoriche del Paleolitico inferiore, con reperti litici risalenti ai più antichi periodi preistorici della penisola.

Altre località:
Castelmezzano, borgo incastonato tra le Dolomiti lucane; l'Abbazia di San Michele a Monticchio (VIII secolo d.C.) ; la Cattedrale di Tricarico (XI secolo); l'Abbazia di San Michele Arcangelo a Montescaglioso (XII secolo).
Località balneari: Scanzano Jonico, Nova Siri, Rotondella
Località collinari: Atella, Avigliano, Barile, Ruvo del Monte (Potenza); Aliano, Bernalda, Calciano, Garaguso, Grassano, Grottole, Irsina, Montalbano Jonico, Montescaglioso (Matera).
Località montane: Abriola, Acerenza, Albano di Lucania, Anzi, Armento, Balvano,Brienza, Campomaggiore, Castelmezzano, Grumento Nova, Lagonegro, Lauria, Montemurro, Pietrapertosa, Rotonda, Viggiano (Potenza); Accettura, Ferrandina, Tricarico (Matera).

Enogastronomia lucana:

foor e.r. La Basilicata è una terra talmente ricca di tradizioni culinarie che offre molto dal punto di vista enogastronomico. Fiore all'occhiello della regione, la cucina lucana è tradizionalmente una sapiente unione di prodotti semplici e genuini, lontana dalle sofisticate elaborazioni della cucina moderna. Basti pensare che nella preparazione dei piatti è contemplato il solo uso dell'olio di oliva, mentre il burro è usato come formaggio (burrini e manteche). Nonostante le similitudini con alcuni piatti delle regioni limitrofe, l'originalità della cucina lucana sta nella capacità di trarre sapori dalle cose più semplici, di miscelare le spezie esaltando anche i piatti più poveri. Le verdure spesso vengono gustate come primo piatto, da sole o accompagnate da legumi o pasta, ad esempio: fave e cicorie, scorze di mandorla con le cime di rapa, cicoria di campo in brodo di carne. I legumi, i cereali, gli ortaggi e le erbe aromatiche sono la base di piatti dal gusto deciso e nel contempo armonico. Possiamo affermare che la pasta, tradizionalmente lavorata a mano con sola farina di grano duro, sale e acqua, sia un'invenzione lucana. Orazio, poeta latino nato a Venosa nel 65 a.C., nella VI Satira raccontava di tornare al borgo natio per mangiare la zuppa “lucana”, ceci e porri, secondo gli studiosi di gastronomia il primo riferimento scritto alla pasta. E di pasta fatta in casa c'è solo l'imbarazzo della scelta: fusilli, lagane, maccaroni, capunti, cavatelli, calzoni, scorze di mandorla, orecchiette, strascinati, ecc. I formaggi costituiscono un motivo ricorrente sulle tavole di tutta la regione. Tutti di ottima qualità, soprattutto quelli ricavati da latte di pecora e di capra. Il pecorino lucano, prodotto con il 70% di latte ovino e il 30% di latte caprino, stagionato da tre mesi a un anno, è un formaggio di qualità e gusto veramente eccezionali. Non da meno le altre varietà di formaggio, lavorate ancora con i metodi tradizionali: ricotta, burrata, mozzarelle, scamorza, manteca, varie provole, caciocavallo e cacioricotta. Per alcuni pecorini si sta studiando la possibilità di un marchio che ne garantisca le caratteristiche di produzione e qualità. Tra i formaggi, ottenuti attraverso la trasformazione del latte locale secondo tecniche tradizionali, spiccano il pecorino di Filiano e di Moliterno, il caciocavallo Podolico e una notevole e variegata produzione casearia.
Altra invenzione gastronomica lucana è la salsiccia, in molti luoghi d'Italia denominata “lucanica” o “luganega”, già nota nell'antica Roma e i cui sapori furono cantati da Apicio, Cicerone, Marziale e Varrone. Se ne producono di qualità pregiata in tutte le zone interne della Basilicata e possono essere consumate fresche o stagionate o addirittura conservate sotto olio o sugna. Le soppressate, salsicce di carne di maiale tagliata con la punta del coltello, seccate e poi conservate sotto olio extra vergine di oliva, sono un ottimo esempio dell'accurata produzione, ma se vi capita assaggiate la cosiddetta “pezzenta”, ricavata dai ritagli del maiale, o la salsiccia sotto sugna.
Tra le specialità locali ci sono anche gli "gnummarieddi", involtini di interiora di animale.
Le carni tradizionalmente utilizzate sono quelle di pecora e di capra e vengono preparate alla brace, in umido o al forno. La preparazione in umido richiede una notevole abilità del cuoco nel dosaggio degli ingredienti e nel capire quando la pietanza è pronta per essere servita, “il cutturidd”, pecora in umido, piatto di antica tradizione pastorale, viene preparato in un recipiente di terracotta come vuole la tradizione o in pentoloni di alluminio pesante. Il ragù di carne, condimento ideale per molti tipi di pasta come per un piatto a base di grano, viene preparato utilizzando tre diversi tipi di carne: agnello, maiale e capretto che dopo rosolatura vengono cotti nel sugo di pomodoro. Ciò che se ne ricava a fine cottura è un piatto davvero prelibato.
Uno degli ingredienti tipici della cucina lucana, specialmente in Val d'Agri è il rafano. Viene grattugiato sulla pasta fatta in casa o impiegato come ingrediente della "rafanata", una frittata preparata con questo tipo di radice.
Un'altra specialità caratteristica della Regione sono i peperoni (chiamati in dialetto, a seconda delle zone, pupacc', p'pruss, puparul' o paprign) "cruschi", cioè croccanti. Sono peperoni rossi essiccati che vengono scottati nell'olio d'oliva, spesso accompagnati dal baccalà o utilizzati come condimento nella pasta. Particolarmente noti sono i Peperoni di Senise, noti nel dialetto locale come i "Zafaran", che hanno ottenuto il marchio IGP.
Grande pregio hanno le produzioni orticole fra cui il fagiolo di Sarconi e la melanzana rossa di Rotonda.
Il pane è ancora oggi la base di una buona tavola lucana. Se ne producono molte varietà, tutte a base di farina di grano duro, lievito, sale e acqua, che vengono cotte nei molti forni a legna esistenti. La caratteristica di questo pane è il colore giallo dorato e il sapore fragrante che si conserva anche alcuni giorni dopo la preparazione. Tra i prodotti da forno risalta il pane di Matera, che ha ottenuto il riconoscimento della IGP.
Il peperoncino, il cui uso è molto diffuso in tutta la regione, è sempre adoperato nella giusta misura in modo da risultare gradevole anche a chi non ama il cibo troppo gustoso. Altra particolarità è costituita dai lampascioni, una varietà di cipolletta selvatica dal gusto particolare, che si consumano da soli o in combinazione con altri piatti. Non possiamo fare a meno di segnalare le ottime acque minerali che sgorgano da sorgenti alle pendici del Vulture con caratteristiche organolettiche e medicamentose che non temono confronti; a Potenza, inoltre, è prodotta una particolare "gassosa" da non perdere. La frutta, soprattutto nella bella stagione, rallegra ogni buona tavola lucana: agrumi, fragole, lamponi, actinidia, pesche, percochi, pere e uva sono solo alcune delle varietà che si producono nella pianura metapontina. I dolci della tradizione regionale si ottengono con ingredienti semplici e grazie ad accostamenti arditi, basti pensare ai catoncelli ripieni di crema di ceci miscelata con cacao amaro e zucchero, o al sanguinaccio preparato con sangue di maiale, mosto cotto, cioccolato fondente, uva passa, buccia di limone, cannella e zucchero. Questi prodotti non sono di facile reperibilità perché in genere preparati per consumi familiari.
Vini:
Tra i vini il più famoso e apprezzato è l'Aglianico del Vulture, un vino DOC presente in Basilicata fin dall'VIII secolo a.C. Nella stessa zona di produzione di questo vino, nel nord della regione sgorgano acque minerali effervescenti naturali. Nella zona della val d'Agri è presente la seconda produzione vinicola DOC Terre dell'Alta Val d'Agri. Altra area di produzione vinicola è il Materano che ha ottenuto il riconoscimento della DOC con la denominazione Matera DOC. Esempi di vini locali: Vino Spumante Rosso d.o.c., Aglianico di Matera, Aglianico di Ferrandina, Asprino, Bianco Malvasia, Chardonnay Martino, Chiaro di Aderenza, Lambrusco del Basento, Malvasia del Vulture, Moscato, Rosato di Acerenza, Rosso della Basilicata, Rosso di Roccanova, Vulcanello bianco.
Olio:
Si producono anche oli di oliva extravergini di qualità superiore tra i quali quello ottenuto dall'oliva majatica di Ferrandina. Il comune di Montescaglioso, insieme a pochi altri centri della regione, è affiliato all'Associazione Nazionale Città dell'Olio, un ente che si occupa della promozione e valorizzazione dell'olio extravergine d'oliva e dei territori di produzione.
Piatti consigliati:
Se vi capita di visitare questa splendida regione, allora vi fermerete sicuramente in qualche ristorante (meglio se vi fate consigliare qualcosa di tipico e locale). Qui di seguito vi suggeriamo qualche prelibatezza del posto:
Come primi si potrebbero assaggiare: la minestra di castagne di Lagonegro e fagioli di Rotonda, i cavatelli lunghi con cime di zucca, o i fusilli alla rafanata, solo per citarne alcuni.
Tra i secondi la scelta può variare tra la carne e il pesce: farro e salsiccia lucanica, lumache con la menta puleggia, spigola alla malvasia lucana, sarde con origano e pane.
Come dessert si possono gustare i fichi fritti, le fragole d'amore lucano con cotto di fichi d'india e degli ottimi dolci di noci.

 

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